Vino Amarone, il vino nato da un errore

Dalla scoperta dell’America ai post-it, molte grandi invenzioni e scoperte sono state fatte per caso. Cristoforo Colombo, per esempio, scoprì l’America, ma era partito per cercare una via più breve per arrivare nelle Indie. Anche uno dei vini più famosi al mondo, narra la leggenda, nacque da un errore: il vino Amarone. “Sua Maestà dei vini rossi”, come lo chiamano alcuni, pare non sia stato il risultato di azioni in vigneto o in cantina mirate.

La nascita del vino Amarone

A compiere questo “fortunato” errore pare sia stato un tale Adelino Lucchese, cantiniere della Cantina Sociale di Negrar, comune nel cuore della Valpolicella a pochi chilometri da Verona.

A inizio Novecento in quelle zone si produceva il Recioto amaro, un vino passito molto dolce, anche se il nome suggerirebbe il contrario. Pare che Lucchese avesse dimenticato una botte del prezioso Recioto ad appassire più del dovuto. Accortosi della dimenticanza corse ai ripari, ma assaggiandone il contenuto esclamò:

“Questo non è amaro, è amarone!” a sottolinearne il gusto per lui sgradevole. La storia dell’Amarone sarebbe finita ancor prima di cominciare se Lucchese non avesse fatto assaggiare quel vino al presidente della cantina Gaetano Dall’Ora.

Egli non solo non buttò via il vino, ma lo fece produrre ed etichettare col nome di vino Amarone extra.

Da allora cominciò la storia del vino Amarone, il vino rosso italiano più venduto all’estero.

Il lungo appassimento

Il vino Amarone si contraddistingue come un vino piuttosto secco e robusto, ma morbido al gusto. Oggi un rigido disciplinare ne caratterizza gli alti standard qualitativi e la produzione, a partire dalla percentuale di uve Corvina, Rondinella e Molinara fino alle fasi in cantina.

Il momento dell’appassimento è il processo più delicato che si realizza in un tempo di 60-100 giorni, in cui la temperatura e l’umidità dell’ambiente sono tenute costantemente sotto controllo.

Durante questa fase, che deve durare almeno fino al gennaio successivo alla vendemmia (ma alcuni produttori la prolungano oltre), le uve appassiscono a favore di un contenuto maggiore di zuccheri, che conferiscono al vino Amarone le sue peculiari proprietà aromatiche e di gusto.

Anche la corretta disposizione dei grappoli, che deve permettere il corretto passaggio dell’aria e deve impedire che le uve si schiaccino tra loro, è curata in ogni dettaglio.

Il risultato è un vino che dagli anni Novanta, in cui scoppiò il commercio all’estero, guida l’Italia enologica nel Mondo.

È proprio il caso di ringraziare il signor Adelino Lucchese per il suo errore, che dite?